THE LAST DANCE: Michael Jordan e i suoi Bulls raccontati su Netflix

22.05.20

Per gran parte degli appassionati della pallacanestro, in particolare di quella americana, al concetto di “miglior cestista di tutti i tempi” è associato un nome inconfondibile: Michael Jeffrey Jordan, meglio noto come Michael Jordan. Atleta dalla fama smisurata, che tra la metà degli anni ’80 e l’inizio degli anni 2000, con qualche pausa nel mezzo, ha contribuito a diffondere nel mondo il fenomeno della NBA. Nell’ultimo mese, grazie alla docu-serie sportiva intitolata The Last Dance, prodotta da Michael Tollin per ESPN e Netflix, abbiamo avuto modo di rivivere una buona parte delle pagine di storia cestistica scritte da Jordan ed i suoi Chicago Bulls.

 

Phil Jackson, allenatore di quei Bulls, era solito dare un “nome” alle stagioni che avrebbero dovuto affrontare la franchigia di Chicago. Il titolo del prodotto audiovisivo statunitense, infatti, è quello che il coach aveva deciso di affidare ad una stagione in particolare, ovvero quella targata 1997/98, passata alla storia per aver regalato il sesto ed ultimo trofeo a quella squadra fenomenale, prima di essere poi ricostruita. Ma The Last Dance è stato molto di più: un viaggio all’interno delle vite e delle carriere dei protagonisti, in particolare di Michael Jordan, con aneddoti e vicende mai raccontati prima. Testimonianze inedite, concesse anche da giocatori che di Jordan sono stati agguerriti rivali su quei parquet. E i risultati, tenendo fede alle previsioni, sono stati sorprendenti: The Last Dance, ad un giorno della pubblicazione degli ultimi due episodi, si è presa il trono di Netflix superando le “dirette concorrenti” in quanto a visualizzazioni (in Italia).

 

Gli spunti detraibili dalla visione di questo prodotto audiovisivo sono difficilmente quantificabili: dalla definitiva conferma della grandezza sportiva di Michael Jordan, fino ad arrivare ai “dubbi” riguardanti la reale reputazione dello stesso MJ. Era davvero dipendente dal gioco, come molti giornalisti dell’epoca hanno sospettato? Il suo modo di approcciarsi con i compagni di squadra, quanto è stato realmente difficile da tollerare da questi ultimi? E poi, inevitabilmente, i paragoni: è stato davvero il migliore di ogni epoca? Quanto sono distanti da lui i vari LeBron James e Kobe Bryant?

The Last Dance è senza dubbio un prodotto d’intrattenimento di pregiata fattura, capace di far incollare allo schermo anche chi di basket, di quella suadra e di quel fenomeno, non se n’era mai curato. Ma una cosa è certa: dopo tutti i retroscena svelati, le domande non possono che aumentare.

COMMENTI

Vuoi dire la tua?