STAMPARE NEL CORPO UMANO? SI PUO’

26.06.20

Si rinnova l’appuntamento virtuale con “SoWhat?“, programma di RunRadio dedicato a salute e benessere.

Le stampanti 3D si sono rivelate davvero preziose durante l’emergenza Covid-19, tanto da riuscire a ricreare addirittura dei respiratori durante i periodi più duri dell’emergenza.

Esperti e ricercatori stanno mettendo a punto questa nuova tecnologia in campo medico, in modo tale da renderla sempre più utile e più sicura.

Già da diverso tempo le stampanti 3D sono utilizzate per creare protesi ortopediche, vere e proprie porzioni di pelle, ossa e vasi sanguigni.

Per inserirle nel corpo, però sono necessarie incisioni o operazioni chirurgiche che potrebbero portare il paziente ad avere effetti collaterali, talvolta anche gravi.

Un team di scienziati sta studiando la giusta modalità per poter stampare i tessuti direttamente nel corpo umano.

Descritta sulla rivista Biofabrication, la tecnica della stampa 3D nel corpo umano è stata messa dal gruppo dell’Università americana di Stato dell’Ohio coordinato, in collaborazione con l’Istituto Terasaki per l’innovazione biologica di Los Angeles e l’Università di Stato della Pennsylvania.

Quali le differenze fra la tecnologia già utilizzata e la nuova ancora in sperimentazione?

I tessuti ingegnerizzati pre-stampati e da inserire nel corpo umano successivamente, sono dotati di due componenti fondamentali, ovvero del bio-inchiostro, composto da cellule viventi in lattice e del fattore della crescita, per incentivare lo sviluppo delle cellule nel tessuto rigenerato.

Il vantaggio della nuova tecnica consiste nel ridurre i tempi di un ricovero e il rischio di possibili infezioni.

Se la stampa avviene direttamente nel corpo, invece, ci sono altri fattori da tener presente, fra cui la costruzione del tessuto che dovrebbe essere condotta a temperatura corporea (37°C), il tessuto stampato deve essere attaccato efficacemente al tessuto molle e ogni fase delle stampa non deve in alcun modo danneggiare il paziente.

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