Io, da Sorrentino ad Avati mi tuffo in una favola noir

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Dopo la presentazione in anteprima al Festival del cinema di Venezia, Pupi Avati è tornato nei cinema il 6 marzo con il suo ultimo film: pellicola gotica e noir, girato interamente in bianco e nero. L’orto americano sembra quasi essere una summa dell’Avati più cupo e drammatico, dopo una lunga carriera costellata dalla sperimentazione dei più vari generi.

A dare volto e voce al protagonista è Filippo Scotti, già noto per aver interpretato Fabietto Schisa in E’ stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino. Run Radio ha avuto l’opportunità di intervistarlo e di parlare con lui del film.

Tratto dall’omonimo romanzo, scritto dallo stesso regista bolognese, il film immerge lo spettatore nel secondo dopoguerra, tra l’Emilia-Romagna e gli Stati Uniti, per seguire le vicende di un misterioso aspirante scrittore, interpretato da Filippo Scotti (che vediamo qui in una foto ufficiale del film); il giovane si innamora a primo sguardo di una bellissima infermiera americana di passaggio: un colpo di fulmine che prenderà a tormentarlo quando scoprirà che la ragazza è scomparsa.

Un film ambientato tra Bologna e l’Iowa, tra ospedali psichiatrici e Pianura Padana, nel quale vediamo Filippo Scotti affiancato da un cast d’eccezione Roberto De Francesco, Armando De Ceccon, Chiara Caselli, Rita Tushingham, Massimo Bonetti, Morena Gentile, Mildred Gustafsson e Romano Reggiani, oltre a Cesare Cremonini, Nicola Nocella, Andrea Roncato.

Non perdere il podcast speciale con l’intervista a Filippo Scotti, ascolta Run Radio!

Francesca Mainardi

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