Dal 18 aprile fino al 21 luglio la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee-museo Madre, ospita Tomaso Binga con la mostra Euforia, a cura di Eva Fabbris con Daria Kahn, e exhibition design Rio Grande.
Tomaso Binga, all’anagrafe Bianca Pucciarelli Menna, attraverso i suoi lavori scardina la parola dal vincolo del significato, intrecciandola con la pittura, le forme e modelli, per creare un legame non solo tra parole e immagini ma tra voce e corpo.
Nei primi anni della sua carriera Binga produce sculture di ispirazione cubista e futurista, ma negli anni ’70 inizia a utilizzare un nuovo linguaggio: la scrittura desemantizzata, ispirata alla poesia concreta. Quest’ultima è definita tale perché sposta l’attenzione dal significato del testo ai suoi elementi compositivi.
La parola pronunciata, ora desemantizzata, acquista una propria autonomia poiché esaltata dalla voce con sonorità e timbri diversi.
Nel 1977 l’artista mette in scena Oggi Spose in cui Bianca Pucciarelli Menna convola a nozze con il suo alter ego Tomaso Binga, per sancire il passaggio della donna in artista.
Abbiamo intervistato Tomaso, la direttrice artistica e Angela Tecce presidente del Madre per parlarci della mostra.
Ironia e grottesco, denuncia e dissacrazione, nonsense e luogo comune: sono gli ingredienti principali delle poesie performative dell’artista.
Ricordiamo anche il lavoro Alfabetiere, nel quale l’artista utilizza il suo corpo come lettere dell’alfabeto.
Con la mostra Euforia Binga presenta fotografie, installazioni, collage, documenti, e testimonianze di performance a decenni di distanza dalla loro prima esposizione, provenienti da musei e collezioni private.
Il Museo farà da Madre all’Euforia dell’artista che sceglie di essere riconosciuto solo in quanto tale, né come donna né come uomo, ma come persona.
Ginevra Guarracino

