“Sto ancora a chiedermi se tutte le vicissitudini della mia infanzia dipesero dal fatto che non nacqui femmina”.
Inizia così Breve storia di come sono diventato normale l’ultimo romanzo di Angelo Montella presentato lo scorso 10 maggio nel multistore La Feltrinelli di Piazza dei Martiri.
Angelo Montella non si ritiene uno scrittore ma ci racconta di aver intrapreso la carriera da autore poiché spinto da una forte esigenza: ribellarsi alle ingiustizie subìte a scuola da bambino e spiegare la sofferenza di aver sempre vissuto all’ombra del fratello maggiore.
Breve storia di come sono diventato normale presenta una scrittura giocosa, amaramente ironica e rimanda alla classica tradizione teatrale; pensiamo a Totò cerca casa o Natale in casa Cupiello e racconta la difficoltà di vivere negli anni del dopoguerra, in una società nella quale cercare il proprio posto nel mondo diventa una necessità.
Montella ci spiega nell’intervista rilasciata a RunRadio: “La società del tempo imponeva delle regole alle quali non ci si poteva ribellare e l’unico modo per essere liberi era passare dal proletariato alla borghesia”
Angelo Montella trova la sua strada tra il 1970 e il 1980 quando con Igina Di Napoli riapre il Teatro Nuovo diventandone direttore per oltre trent’anni.
“I rasoi fanno male, i fiumi sono umidi, l’acido macchia, i farmaci danno i crampi, le pillole sono illegali, i cappi cedono, il gas ha un odore terribile…tanto vale vivere.” Questa citazione di Dorothy Parker ripresa da Goffredo Fofi durante la presentazione del libro spiega come ha vissuto Angelo Montella gli anni più tortuosi della sua infanzia; disponibile verso il prossimo, verso l’avventura, verso il mondo.
Breve storia di come sono diventato normale racconta il sogno di Montella di non sentirsi più solo, di sentirsi normale.
Per tutti i dettagli e l’intervista completa, ascolta il podcast su RunRadio.
Ginevra Guarracino

