Riportare in scena dopo 50 anni uno spettacolo può generare aspettative, instillare dubbi, suscitare curiosità o anche diventare una sfida. È il caso della nuova rappresentazione di Masaniello che,dopo il debutto di giovedì 22 maggio nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale, andrà in scena il 27, 28, 29 maggio e il 1° giugno 2025.
Ambientato nel cuore del Vicereame napoletano del XVII secolo, lo spettacolo racconta gli ultimi giorni del Capopopolo che ha infiammato le strade di Napoli. Fedele alla versione di Elvio Porta e Armando Pugliese, la nuova edizione è firmata nella supervisione alla regia da Bruno Garofalo con le musiche di Antonio Sinagra.
Dinamicità, partecipazione e coinvolgimento sono i tre aspetti sui quali si poggia lo spettacolo. Non è la classica rappresentazione teatrale: tutto si sviluppa all’aperto e il pubblico si fonde con i personaggi diventando parte integrante della narrazione. Si delinea così l’atmosfera della rivolta scoppiata il 7 luglio 1647.
La distinzione tra il Popolo di Masaniello e i Reali di Spagna è nitida ma mai netta, poiché le due parti si incontrano grazie agli elementi scenografici montati su piattaforme mobili spostate sia dagli attori, che dal pubblico; il risultato è un teatro immersivo che si scompone e ricompone sempre in forme diverse.
Tutto è in movimento, compresi gli spettatori che per mancanza di sedute sono liberi di spostarsi nello spazio per tutta la durata dell’esibizione. L’assenza di un palcoscenico tradizionale però può confondere sullo sviluppo dello spettacolo e delle scene.
Infine, le suggestive musiche di Antonio Sinagra variano solo per l’arricchimento di strumenti: la chitarra classica viene sostituita da quella elettrica, la tammorra diventa batteria e si aggiungono il sax, le campane tubolari e la tastiera elettrica, prestando però fede alla rappresentazione originale.
Masaniello non è solo il pescatore che ha infiammato le strade della città partenopea; la sua rivolta attraversa il tempo e parla al presente, un tempo impregnato di tensioni sociali e desiderio di giustizia.
Si inaugura così il suo ritorno, con la Storia che si fa attualità.
Ginevra Guarracino

