L’eguaglianza di genere non dev’essere un’utopia

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“Ci siamo attivati da molto tempo per consentire l’organizzazione interna non solo per gli studenti, ma anche per i docenti e il personale amministrativo”: così Vittoria Fiorelli, delegata del rettore Lucio d’Alessandro per il Gender Equality, ha spiegato ai microfoni di Run Radio in che modo il Dipartimento dell’Università Suor Orsola Benincasa lavora su un tema così delicato come l’uguaglianza di genere.

“La prima azione del Dipartimento – ha rivelato – è stata consentire ai dipendenti Unisob di usufruire delle scuole che abbiamo nel nostro ateneo: per le mamme portare con sé i propri bambini e avere le strutture educative a disposizione è il primo segno di apertura in questo senso”.

Da quando è attivo il Dipartimento di Gender Equality, il Suor Orsola Benincasa ha sempre mantenuto l’attenzione su questioni culturali legate all’uguaglianza di genere. Vittoria Fiorelli ricorda che “il nostro ateneo si impegna in tal senso con le carriere alias, con l’adozione di un regolamento amministrativo che impone un linguaggio di tipo inclusivo e tenendo alta l’attenzione sull’inclusione delle donne nelle attività scientifiche”.

“Da un punto di vista reclutativo – aggiunge –, nella nostra università non c’è mai stato un problema: sin dall’inizio, le donne hanno trovato grande spazio per le proprie attività lavorative”.

L’impegno non si limita all’uguaglianza di genere: grazie all’iniziativa di un gruppo di studentesse del Corso di Consulenza Pedagogica intitolata “UNISOB FA RUMORE”, l’ateneo ha risposto presente all’appello per combattere la violenza sulle donne.

Run Radio ha ospitato le tre studentesse-coordinatrici: Federica Cesareo, Marianna Talotti e Federica D’Arienzo. Trovate sul nostro sito l’intervista completa.

Anche Vittoria Fiorelli si aggiunge alle loro voci: “È un argomento che viene percepito con alti e bassi. È molto legato all’emotività della comunicazione contemporanea: ogni volta che c’è un evento efferato di violenza sulle donne, si riattiva fortemente l’attenzione. Il lavoro che andrebbe fatto è soprattutto di educazione e di cultura. Bisogna cercare di trasmettere nei giovani la capacità di intercettare i segnali della violenza prima che questa venga conclamata”.

Per approfondire l’intervista della professoressa Fiorelli, ascolta il podcast in onda su Run Radio.

Alex Iozzi

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