Reduce dal successo al cinema con La Grazia di Paolo Sorrentino, Toni Servillo torna in scena a Napoli, dal 4 all’8 febbraio al Teatro Bellini con Tre modi per non morire. Scritto da Giuseppe Montesano, il reading teatrale non racconta una storia, ma pare aprire un varco, è un attraversamento poetico, filosofico ed emotivo.
Montesano parte dall’idea che viviamo in un’epoca intenta a celebrare ogni giorno trionfi tecnologici, promesse di efficienza e progresso. Eppure, mai come oggi, l’idea stessa di progresso appare fragile. Motivo per cui l’unico gesto possibile è forse tornare a toccare le persone con parole di bellezza, che abbiano senso.
Tre modi per non morire è un viaggio a ritroso nella storia del pensiero in cui la poesia ha insegnato a cercare la vita.
La prima tappa è Baudelaire, con Monsieur Baudelaire, quando finirà la notte?. Nelle sue parole la bellezza è una forma di resistenza. Una medicina contro la depressione e l’ingiustizia. Alla domanda: quando finirà la notte? La risposta è una chiamata all’azione, ‘finisce quando leviamo l’ancora e partiamo verso l’ignoto’.
Si arriva poi a Le voci di Dante. Così la poesia si fa romanzo e diventa salvezza. I personaggi della Divina Commedia tornano a parlarci dal presente. Paolo e Francesca, trafitti dall’amore e dalla parola. Ulisse ci ammonisce a non vivere come bruti, ma a ‘seguir virtute e canoscenza’.
L’ultima sosta è Il fuoco sapiente dei Greci. Qui poesia e filosofia si intrecciano, accendendo una visione capace di immaginare il futuro. Per i Greci il teatro non era passatempo, ma strumento di conoscenza, esercizio quotidiano dello sguardo.
Toni Servillo (nella foto qui in pagina di Masiar Pasquali) attraversa questi testi con tutto il corpo. La parola non è mai solo detta: è scolpita, modulata, respirata. La voce passa dal sussurro alla tensione, dalla calma alla disperazione. E come ha ricordato lui stesso: “In un momento storico in cui ci sentiamo inquieti, impoveriti, spaventati, bisogna chiedersi che cosa resta dell’arte come elemento vero di cultura… Qualcosa di essenziale, che circola come il sangue nelle vene”.
Tre modi per non morire, è stato presentato dal teatro Piccolo di Milano, come un percorso capace di fare da antidoto alla non-vita che tenta di ingoiarci. Un invito a vivere il teatro e la letteratura come incontro, condivisione, spazio in cui ritrovare emozione e verità.
E ora scopriamo cosa sarà in questi giorni negli altri teatri della città:
Al San Ferdinando dal 4 all’ 8 febbraio c’è La principessa di Lampedusa di Ruggero Cappuccio, diretto e interpretato da Sonia Bergamasco. Un intenso ritratto di Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, donna moderna e carismatica, che racconta in prima persona la propria vita nella Palermo devastata dalla guerra.
Dal 10 al 15 febbraio, sempre al teatro San Ferdinando, è in scena L’amore non lo vede nessuno con Stefania Rocca e diretto da Piero Maccarinelli. La protagonista Silvia indaga sulla misteriosa morte della sorella Federica, svelando segreti, passioni e contraddizioni tra colpi di scena e riflessioni sull’amore.
Infine al teatro Diana dall’11 al 22 febbraio torna in scena Jucatùre di Pau Miró, con Antonio Milo e Adriano Falivene, per la regia di Enrico Ianniello. È la storia di quattro uomini che si ritrovano ogni sera a un tavolo da gioco che tra malinconia e comicità, rivelano sogni, fallimenti, vite fragili ma dense di umanità.
Celeste Pinto

