“Canzoni sul lettino”
Il rock che guarisce

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Secondo una teoria di Charles Darwin, prima ancora della parola sarebbe nato il canto: una forma primordiale di comunicazione fatta di ritmo e melodia. Un’ipotesi che ancora oggi affascina, perché suggerisce quanto la musica sia inscritta in profondità nell’esperienza umana, come una grammatica emotiva universale.

È proprio su questo terreno che si muove lo psicologo e psicoterapeuta Andrea Montesano con Canzoni sul lettino. Come fare psicoterapia con i FASK, in uscita il 12 maggio per Àncora Editrice. Il libro pone al centro la songtherapy, un approccio in cui le canzoni diventano strumenti clinici: non semplici accompagnamenti, ma vere chiavi di accesso alle emozioni.

Come racconta l’autore ai microfoni di RunRadio, l’efficacia della musica dipende dalla sua capacità di attivare più sensi e di evocare immagini, ricordi, sensazioni. In questo senso, le canzoni funzionano perché non si limitano a essere ascoltate: si vivono. Non è casuale, spiega, la scelta dei Fast Animals and Slow Kids, band giovane e radicata nel presente, capace di affrontare temi complessi – identità, fragilità, salute mentale – con una sensibilità rara nel panorama italiano.

Un riferimento imprescindibile in questo contesto resta Musicofilia di Oliver Sacks (2009, Adelphi), che ha mostrato come la musica possa diventare strumento di cura in contesti clinici complessi, riattivando memoria, identità ed emozioni anche quando tutto sembra perduto.

Eppure, la musica non è solo salvezza. In Il soccombente, Thomas Bernhard ne racconta il lato opposto: quello ossessivo e distruttivo. Di fronte al genio di Glenn Gould, la musica diventa misura assoluta, capace di schiacciare l’identità fino all’annientamento.

In merito a questa ambivalenza, Montesano ha aggiunto una riflessione contemporanea: oggi l’ascolto non è sempre libero, ma spesso guidato da algoritmi e piattaforme digitali, che orientano gusti e abitudini. Anche questo può diventare un aspetto “patologico” del rapporto con la musica, trasformando un’esperienza intima in un consumo automatizzato.

Tra cura e ossessione, libertà e condizionamento, la musica si conferma così per ciò che è sempre stata: un linguaggio potentissimo, capace di raccontarci e, a volte, di metterci radicalmente in discussione.

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