Regeni sullo schermo
Un martire della libertà

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A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, l’Università Suor Orsola Benincasa aderisce all’iniziativa nazionale per la libertà di ricerca, proiettando giovedì 7 maggio nell’Aula Magna dell’ateneo il docuflim “Giulio Regeni: Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti e vincitore del Nastro della Legalità 2026.

Il documentario racconta la storia del ricercatore italiano (qui in una foto tratta da Wikipedia Commons) torturato e ucciso in Egitto nel 2016; una vicenda che, a distanza di anni, non ha ancora trovato colpevoli riconosciuti, nonostante un processo aperto in Italia e sospetti molto chiari sul coinvolgimento delle autorità egiziane. Regeni, nel tempo, è diventato un simbolo: un nome che richiama la richiesta di verità e giustizia.

Nonostante l’interesse raggiunto, il documentario non ha ottenuto il finanziamento pubblico del ministero della Cultura perché ritenuto non meritevole da una sottocommissione che lo ha valutato. Una scelta che ha destato scandalo, sollevando dissenso da parte delle opposizioni che chiedono spiegazioni su come sia possibile che un film premiato, già in sala e con un evidente valore civile, sia stato giudicato “non meritevole di sostegno”.

A complicare tutto ci sono state anche le dimissioni di due membri della commissione che valuta i progetti: il consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi Massimo Galimberti e il critico cinematografico Paolo Mereghetti. Dimissioni arrivate proprio mentre scoppiava la polemica.

E mentre il ministero dice no, le Università dicono sì: ben 76 atenei hanno deciso di proiettarlo grazie a un’iniziativa della senatrice Elena Cattaneo. Segno che, al di là dei finanziamenti, c’è una comunità che sente il bisogno di parlarne.

In questo clima di domande ancora aperte, ai nostri microfoni è intervenuto Sergio Zeuli Giudice di Corte d’Assise, che ha raccontato quanto sia fondamentale continuare a parlare del caso Regeni e del valore civile di questo documentario. Un richiamo diretto alla responsabilità collettiva: la verità non può essere messa in pausa.

Vincenzo Torre

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