Cos’è in grado di fare letteralmente l’AI, Artificial Intelligence, o più comunemente Intelligenza artificiale? Quali sono i risvolti dell’uso dell’AI dal punto di vista etico e quali sono e saranno gli impatti sulla società? E’ una serie di quesiti e problematiche che la comunità scientifica dell’Unisob ha messo al centro del ciclo di conferenze dal titolo ”Intelligenza artificiale per lo studio, la didattica e la ricerca”, e che si concluderà a dicembre con due ultimi appuntamenti.
Mercoledì 10 dicembre alle ore 15,00, e mercoledì 17 dicembre, sempre alle ore 15.00, Daniela Manno e Fernando Sarracino interverranno sul tema ”Esperienze di formazione di insegnanti ed educatori supportate dall’IA”. Il progetto seminariale si concluderà con un convegno suddiviso in due date: giovedì 8 gennaio alle ore 10.00 e venerdì 9 gennaio alle ore 9.00 (i link e il programma dell’evento alla pagina web https://www.unisob.na.it/eventi/eventi.htm?vr=1&id=27625).
Gino Roncaglia, ordinario di Editoria digitale, Digital Hunanities e Filosofia dell’informazione all’Università di Roma Tre, ci ha spiegato quanto e se la rivoluzione digitale dell’ultimo quarto di secolo ha cambiato il modo in cui viviamo, se non addirittura il mondo che abitiamo.
”L’introduzione di home e personal computer negli anni ’80 del secolo scorso – dice -, ha trasformato in digitale in una realtà quotidiana nella vita quotidiana e lavorativa. Un esempio particolarmente chiaro è la scrittura: fino al 1980 si scriveva soprattutto a mano o usando la macchina per scrivere; dieci anni dopo si scriveva già soprattutto al computer, e questo cambia sia il nostro modo di lavorare sui testi, sia la ‘tessitura’ stessa dei testi”.
Ma la vera rivoluzione la vivremo negli anni Novanta, quando Internet diviene una realtà quotidiana, afferma il professor Roncaglia, sottolineando come, da quel periodo, ”Internet sposta progressivamente in rete la maggior parte dei contenuti che produciamo e almeno parte delle nostre relazioni sociali, modificandone nel contempo la natura.
La diffusione dei dispositivi mobili negli anni ’10 generalizza questo cambiamento, introducendo il paradigma dell’Always Connected. E negli anni ’20 l’IA generativa trasforma il digitale da uno strumento attraverso cui noi comunichiamo, produciamo e diffondiamo contenuti in uno strumento che comunica e produce contenuti al posto nostro. Tutti questi cambiamenti riguardano sia il mondo in cui viviamo, sia il modo in cui viviamo”.
Per comprendere l’inesauribile mondo dell’AI ricordiamo con il professor Roncaglia il suo recente lavoro editoriale, ”L’architetto e l’oracolo. Forme digitali del sapere da Wikipedia a Chat GPT”, che affronta il tema parafrasando la saga di ”Matrix’‘: “Il libro si propone di offrire al lettore una chiave di lettura dei cambiamenti profondi che l’intelligenza artificiale, in particolare nelle sue forme generative, sta introducendo nell’organizzazione e nella trasmissione del sapere.
Non si tratta solo di una trasformazione tecnologica ma di una vera e propria svolta epistemologica, che modifica le modalità con cui produciamo, selezioniamo e interpretiamo le informazioni. Il titolo di lavoro del libro era Forme di organizzazione delle conoscenze nell’ecosistema digitale, ma comprensibilmente l’editore ha chiesto un titolo un po’ meno accademico e un po’ più evocativo.
Ho scelto quindi ‘L’architetto e l’oracolo’, facendo riferimento a due figure emblematiche, che compaiono anche nella serie di film Matrix: da un lato l’architetto, che rappresenta un’idea classica e razionale del sapere, strutturata in forme stabili, verificabili, cumulative; dall’altro l’oracolo, metafora adatta a descrivere alcuni aspetti dell’intelligenza artificiale generativa, che produce risposte attraverso modelli statistico-predittivi non sempre trasparenti, capaci però di sorprendere per creatività e fluidità.
Quella dell’oracolo è appunto una metafora, non va intesa in senso letterale: come sappiamo, le risposte dei sistemi di IA generativa possono essere sbagliate, dato che dipendono da associazioni probabilistiche e non da una base di dati certificata e affidabile”.
Da.Car.

