Quando il festival incontrò il Suor Orsola

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Ten years after. Il nome di un gruppo che infiammò il festival di Woodstock, riconduce, in queste ore, a un’altra rassegna, quella di Ravello e all’esperienza, ai ricordi di 10 anni fa. Nel 2013 la Fondazione Ravello ha chiuso con l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa un accordo che ha portato alla Summer School di Management Culturale, svoltasi in parallelo al cartellone del Festival, e a una joint venture con il Master di Giornalismo. Quell’edizione – che aveva come tema conduttore il “Domani” – è durata 71 giorni proponendo 68 eventi diversi tra spettacoli, mostre e incontri di parola, muovendosi tra musica sinfonica e da camera, jazz e pop d’autore, danza e cinema, letteratura e scienza, formazione e arti visive.

La Scuola di Giornalismo ha portato in costiera la sua tecnologia e una squadra composta da Daniela Abbrunzo, Giorgia Ceccacci e Dario Marchetti, che hanno lavorato spalla a spalla con Nicola Mansi e Mario Amodio. Ho guidato questo team inedito solo per una stagione, ma i risultati sono andati oltre le più rosee previsioni. Alla fine i numeri ci hanno premiato in modo sorprendente: il numero totale delle presenze paganti e complessive è stato di 14.600; oltre 2500 spettatori hanno affollato gli incontri gratuiti, quasi 80mila persone hanno visitato le mostre allestite in Villa Rufolo e in Auditorium Niemeyer. Anche i media ci hanno dato ragione: 1200 ritagli stampa (frutto della presenza assidua sui giornali), 100 mila contatti web, quasi 100 passaggi in radio e in video sono stati il risultato di una ricaduta mediatica importante.

Un piccolo merito di quell’exploit, ottenuto grazie alle scelte e all’indirizzo dato dal segretario generale della Fondazione Secondo Amalfitano e dal direttore artistico Stefano Valanzuolo, va ascritto all’ufficio comunicazione. La fusione tra esperienza e novità, l’equilibrio – difficile e sempre in sospensione – tra le parti, ha avuto la meglio sulle difficoltà incontrate. Alla fine di due mesi e mezzo di lavoro la nostra redazione ha voluto lasciare un segno, un lascito a Ravello, realizzando due video. Il primo si intitola “Il Festival che vorrei” (https://vimeo.com/74278120), il secondo “Il Festival in due minuti” (https://vimeo.com/74042651). Sono il risultato di ore di appuntamenti, incontri, interviste, riprese, montaggi. Una testimonianza che ci ha reso fieri del lavoro svolto.

Oggi la manifestazione ha cambiato protagonisti, governance e obiettivi artistici. Ma il fascino no, quello resta. E la settimana dedicata al jazz che si inaugura il 21 luglio e che si conclude il 25, riporta la mente a 10 anni fa. La 71esima edizione del festival ospita sul palco del Belvedere Brad Mehldau e il suo trio (venerdì 21 luglio, ore 21.30), il duo Stefano BollaniGonzalo Rubalcaba (sabato 22 luglio, ore 21.30), i New York Voices in un’inedita formazione con la Salerno Jazz Orchestra (domenica 23 luglio, ore 21.30) e il connubio tra il crooner Kurt Elling e il chitarrista Charlie Hunter (martedì 25 luglio, ore 21.30) con un repertorio che mescola funk e improvvisazione.

A inaugurare la sezione è Brad Mehldau, una ‘voce’ unica nel panorama jazz, capace di colmare le distanze tra le melodie dei Beatles e la grande era del musical, le partiture di Bach, Kern e Porter, le note di Nick Drake e dei Radiohead. Al suo fianco Larry Grenadier al basso e Jeff Ballard alla batteria. Un ritorno in grande stile nel solco di una rassegna che è diventata nel tempo un brand e che ha costituito un modello in Italia, ahinoi poco seguito in Campania.

a.d’a.

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