Liberiamo la radio dall’appiattimento

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Il FRU è giunto al termine: tre lunghi giorni ricolmi di eventi, ospiti, confronti, interviste, sfide, giochi, risate e vino “de li castelli”, sono finiti. È arrivato il momento di tirare le somme su questa prima esperienza al festival, vista dagli occhi di un ventitreenne napoletano straripante di entusiasmo.

Finite le presentazioni, il primo giorno alle undici e mezza è stato trasmesso sul grande schermo del Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza, un videomessaggio del maestro Renzo Arbore, rivoluzionario e innovatore della radio, che tra aneddoti e racconti, ci ha raccontato la sua radio, quella che lui chiama “jazzata”.

Al termine del filmato, Dario Salvatori, giornalista, critico musicale e responsabile artistico del patrimonio sonoro della Rai, ha ricordato di come Arbore e Boncompagni hanno completamente cambiato, nel bene e nel male, il modo di fare e pensare la radio, portando una ventata, anzi un tornado, d’aria fresca nell’Italia degli anni Settanta, che di lì a poco avrebbe visto il diffondersi delle radio libere, queste ultime estremamente influenzate dallo stile radiofonico dei due conduttori.

E parlando di stile e identità di uno speaker, poche ore dopo, a mezzogiorno e mezza, sono saliti sul palco Antonello Dose e Marco Presta, giornalisti e conduttori de “Il Ruggito del Coniglio”, la trasmissione, quasi trentenne, di Rai Radio 2. Il loro programma è uno dei pochissimi esempi odierni che si ispira a quel modo di fare radio degli anni settanta.

Al termine del loro panel, Marco Presta ha lanciato un grande messaggio, alle ragazze e ai ragazzi che vogliono addentrarsi in questo mondo, che sono contento di ribadire con forza qui: “Diversi anni fa, facemmo una specie di talent che si chiamava “Viva Guglielmo Marconi”, in cui chiedevamo di mandarci una breve registrazione, così da permettere ai giovani di proporsi e devo dire che sono rimasto abbastanza deluso, perché purtroppo non abbiamo trovato grandi talenti, erano tutti un po’ uguali. Inizialmente ero alquanto sorpreso, ma a pensarci bene questo risultato rispecchiava perfettamente la povertà di originalità delle radio in FM che tutt’oggi viviamo.

Ragazzi leggete, informatevi sull’attualità, non uniformatevi a quello che sentite in radio o in tv, e via dicendo, provate a creare un nuovo prodotto, originale, che vi rispecchi per quello che siete, esaltando la vostra personalità, perché fare radio è un mestiere meraviglioso, soprattutto se fatta da giovani”.

Questa povertà di originalità non colpisce solo i programmi ma anche la programmazione musicale: lo ha raccontato Alessio Bertallot, conduttore radiofonico, DJ e musicista. A parte alcuni rarissimi casi, nelle radio FM non c’è spazio per la ricerca e la sperimentazione, le programmazioni sono decise a tavolino dalle case discografiche, che decidono quante volte un determinato artista debba essere trasmesso.

“È tutto schedulato e prefissato – dice Bertallot -; le programmazioni sono completamente sottomesse alle leggi del mercato dell’industria musicale”.

Dunque se in futuro ci saranno delle rivoluzioni musicali, le radio non le racconterà, piuttosto saranno le web radio e le piattaforme che, anche se con un bacino d’utenza esponenzialmente inferiore, danno ancora valore a playlist musicali innovative.

Vi abbiamo abbassato il morale? Eppure dovrebbe essere esattamente il contrario, perché tutti gli ospiti di questo FRU ci hanno fatto capire che è arrivato il momento di un cambiamento in radio.

Tonino Luppino, pioniere delle radio libere, ospite l’ultimo giorno del Festival, crede che la radio sia ancora lo strumento più moderno che ci sia perché, quando libera, “arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente”, citando Finardi.

E volendo continuare a citarlo, immaginate quante volte oggi abbiamo bisogno di un sottofondo, abbiamo bisogno di una compagnia quando facciamo qualcosa, che sia studiare, cucinare, lavorare e via dicendo; c’è qualcosa di molto facile che possiamo fare, accendere la radio e mettersi ad ascoltare e se una radio è libera, ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente.

Andrea Ianniello

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