Enzo Moscato è stato tra le voci più emblematiche e viscerali del panorama teatrale italiano, un maestro riconosciuto. Pochi come lui hanno saputo restituire l’anima complessa e stratificata di Napoli sul palcoscenico. A quasi due anni dalla sua scomparsa, il regista Roberto Andò gli rende omaggio con lo spettacolo Non posso narrare la mia vita, in scena al teatro Mercadante dal 10 dicembre 2025 al 7 Gennaio 2026.
“La pièce è tratta da testi autobiografici come Gli anni piccoli, racconti in cui Moscato aveva tentato di recuperare le tracce della sua vocazione teatrale tra l’infanzia e l’adolescenza, vissute nei Quartieri Spagnoli – scrive nelle note di regia Roberto Andò -. Sono partito da questo piccolo libro per immaginare uno spettacolo intorno al mondo interiore di Enzo, accostandomi delicatamente alla penombra della mente di un poeta che sta a Napoli come Kavafis sta ad Alessandria. Come scrisse Anna Maria Ortese a proposito di Elsa Morante, anche Enzo Moscato ha fatto un giuramento all’Invisibile. E questo più che un semplice spettacolo rischia di essere un appuntamento postumo con la sua voce indimenticabile”.
La scrittura di Moscato, intrisa di sonorità autentiche, ha sempre combinato in maniera disinvolta italiano, napoletano, francese, spagnolo, tedesco persino il greco e il latino. La sua voce ha saputo farsi materia e scena, diventando espressione della fragilità concreta e metaforica di Napoli e della sua gente. Filosofo, drammaturgo, regista, attore, poeta, Enzo Moscato è stato l’anima, di quella corrente degli anni Ottanta che venne definita “Nuova drammaturgia napoletana”. “Enzo Moscato… è stato un contestatore del teatro, un poeta che ha cercato nel teatro il luogo della vita, l’acquario evanescente e ardente della sua anima” continua Andò.
Moscato non apprezzava le imposizioni della realtà e talvolta il modo in cui quest’ultima veniva rappresentata nel teatro classico. La sua scrittura tentava di insinuarsi nelle crepe di una memoria scalfita, negli sprazzi di una vita meravigliosamente atroce, offrendo possibilità alternative di ricostruzione interiore.
Nel tentativo di attraversare questi chiaroscuri dell’animo umano, Roberto Andò ha guidato Lino Musella, Tonino Taiuti (nella foto di Lia Pasqualino in pagina) e gli altri attori, in una messa in scena in cui si perdono facilmente i confini, ma che sa restituire voce e presenza all’indimenticato Enzo Moscato.
Ma oltre a questo, cosa è di scena negli altri principali teatri della città? Al teatro San Ferdinando dal 19 Dicembre al 4 Gennaio c’è Napoli nobilissima, due atti unici di Raffaele Viviani – Don Giacinto e La musica dei ciechi – per la regia Geppy Gleijeses.
Da venerdì 19 a domenica 21 dicembre, al Teatro Nuovo andrà in scena Valerio Aprea in Lapocalisse. Dalla scienza al suo opposto, dagli algoritmi alle abitudini quotidiane, Aprea porta in scena una serie di monologhi intorno al concetto di cambiamento, scritti per lui da Makkox.
Infine, al Trianon Viviani torna la Cantata dei pastori con Peppe Barra, in scena dal 19 dicembre al 4 gennaio, per la regia di Lamberto Lambertini. Barra sarà nei panni del pulcinellesco Razzullo, Lalla Esposito, in quelli del Sarchiapone.
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Celeste Pinto

