Il viaggio di Bertoncelli
tra Novara e Penny Lane

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“Sono nato nello stesso giorno in cui nacque il rock’n’roll, non so se mi spiego”. Con questo incipit a effetto comincia “Abitavo a Penny Lane”, il saggio con cui Riccardo Bertoncelli, il più autorevole critico musicale italiano racconta quanto il rock, il blues e il jazz siano stati una rivelazione per la sua generazione.

A 17 anni la creazione della sua prima fanzine e poi, via via nel tempo, la fondazione di riviste che hanno fatto la storia della pubblicistica musicale italiana: Muzak, Gong su tutte. A questa attività Bertoncelli ha accompagnato la scrittura di libri seminali nell’Italia degli anni ‘70, quando l’Italia si nutriva di “Canzonissima”, “Cantagiro” e di “Festival di Sanremo”. Nelle case dei boomer di oggi sono arrivati, dalla notte al giorno, nomi di gruppi e musicisti mai sentiti prima di allora, scoperte assolute per molti ragazzi.

Nel suo piccolo è stata una rivoluzione culturale nella provincia dell’impero. Nativo di Novara, l’autore ha compiuto il suo viaggio di formazione attraverso le storie di Beatles, Bob Dylan, Frank Zappa e molti altri protagonisti dell’era d’oro del rock e di tutte gli altri suoni extracolti.

Il lettore troverà tra le pagine amori, delusioni e disillusioni, confessioni di una faziosità tenuta a bada con difficoltà che lo ha portato perfino a un clamoroso litigio con Francesco Guccini. Irritato da una sua recensione impietosa, il cantautore lo apostrofò nella sua canzone “L’avvelenata” trasformandolo in un personaggio pubblico.

Denso di titoli di brani e di album, il saggio non tralascia nulla; come un flusso di coscienza cita nomi e cognomi, circostanze. Per i lettori più giovani rappresenterà il viaggio verso lidi che il mondo di oggi, dominato dalle piattaforme, Spotify e Tik Tok, preclude loro. Chi ha più di 40 anni ritroverà invece un po’ del suo passato.

Abbiamo intervistato Bertoncelli (qui in una foto di Guido Harari), saggista, storico dichiarato (non accetta la definizione di critico), direttore editoriale di prestigiose case editrici specializzate come Arcana prima e Giunti poi. E lui ha risposto alle domande di Marco Marsiglia che troverete nel podcast allegato.

La forza di questo atto di fede si conclude con una dichiarazione d’amore che è allo stesso tempo una citazione: “Però mi manchi John Lennon” scrive Bertoncelli che conclude con un eloquente “Wish you were”, vorrei che tu fossi qui. Ma il volume, 27 agili capitoletti scritti con la stessa passione che ha caratterizzato la sua vita, è anche la sintesi felice di un’era che oggi non c’è più.

“Abitavo a Penny Lane” può essere il primo tassello per scoprire i suoi libri, ancora attuali e pieni di spunti di riflessione interessanti: dall’esordio per Arcana nel 1973 con “Pop story. Suite per consumismo, pazzia e contraddizioni” a “Il pop Inglese” fino a “Paesaggi immaginari. Trent’anni di rock e oltre” e all’opera più ambiziosa, “Storia leggendaria della musica rock, del 1999.

Alfredo d’Agnese

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