Alfredo d’Agnese
non ci ha mai deluso

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Gli allievi della Scuola di giornalismo di Napoli sono oggi orfani di un maestro che molti di loro non hanno avuto il tempo di conoscere e apprezzare fino in fondo. Noi che abbiamo avuto la fortuna di averlo come amico e collega sappiamo invece bene quanto grande sia la perdita. E lo stesso possono dire i tanti giovani professionisti che si sono formati sotto la sua guida, nei nove bienni durante i quali ha svolto il ruolo di tutor con dedizione e passione.

La scomparsa di Alfredo d’Agnese, vinto da una malattia che ancora una volta si è rivelata più forte delle cure, priva la Scuola di Suor Orsola Benincasa di una delle sue figure fondatrici, tra i pochissimi che ne hanno accompagnato il cammino fin dall’inizio. Ma la sua eredità va ben oltre l’esperienza accademica. Alfredo lascia infatti una traccia discreta e profonda nella storia del giornalismo napoletano e nazionale: dagli anni del Giornale di Napoli fino alla sua autorevole attività di firma culturale di Repubblica.
Non amava stare sotto i riflettori e rifuggiva ogni forma di protagonismo. Preferiva il rigore del lavoro quotidiano, affrontato con uno scrupolo raro e con una curiosità mai spenta. Era capace di cogliere il valore di un dettaglio e, allo stesso tempo, di collocarlo dentro scenari più ampi, raccontando scuole, tendenze e fenomeni artistici con competenza e passione.

La musica era il suo grande amore. E più nasceva dall’incontro tra linguaggi, culture e tradizioni diverse, più riusciva ad affascinarlo. Questa sua naturale inclinazione al dialogo e alla contaminazione spiega anche la sua capacità di muoversi con la stessa intensità tra la carta stampata e la radio, che considerava uno straordinario strumento di diffusione della conoscenza e delle emozioni.

Alla sua energia creativa si deve, in larga misura, la nascita di Run Radio, la radio dell’Università Suor Orsola Benincasa. Un progetto che portava chiaramente la sua impronta e che riassumeva molte delle sue qualità: la passione per la comunicazione, l’attenzione ai giovani, il desiderio di creare spazi di confronto e di crescita. Nel Suor Orsola Alfredo insegnava al liceo e teneva apprezzati corsi universitari, lasciando in entrambi gli ambiti un segno profondo.

Tutti gli amici ne ricordano la generosità professionale. Ognuno conserva un’idea suggerita al momento giusto, un ricordo condiviso, un aneddoto capace di illuminare una storia o di aprire una prospettiva inattesa. Chi gli è stato più vicino, però, ne piange soprattutto le qualità umane: l’equilibrio, la gentilezza, l’attenzione sincera verso gli altri, la capacità di ascoltare prima ancora che di parlare.
Fino agli ultimi giorni il suo pensiero è rimasto rivolto alla Scuola di giornalismo, al compito che ci attendeva e alla responsabilità che sentiva nei confronti di chi si preparava a esercitare questa professione. Dal letto d’ospedale continuava a preoccuparsi degli allievi, del loro futuro, del nostro lavoro.

“Mi raccomando, amano ancora questa professione. Non deludiamoli”.

Sono parole che oggi suonano come un lascito e un impegno. E forse rappresentano meglio di ogni altra cosa l’uomo che Alfredo d’Agnese è stato: un amico, un collega e un maestro che ha saputo prendersi cura degli altri fino all’ultimo giorno.

Marco Demarco







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