Dickens e Prince, geni a confronto

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La prima cosa che viene in mente leggendo le prime pagine di “Dickens e Prince – Uno speciale tipo di genio” sono le ‘Vite parallele’ di Plutarco. Poi ci si perde in un saggio diviso tra amore, ricerca, fonti e granitiche certezze. Lo scrittore britannico ha messo insieme analogie, eventi, circostanze che fanno dei due una coppia con più di un punto in comune. Come accade in gran parte della letteratura anglosassone – Peter Ackroyd ne è un esempio brillante – alla base di questo lavoro d’amore e di passione c’è una grande accuratezza della ricerca di fonti.

Nick Hornby (nella foto) ha utilizzato non solo i dischi di Roger Prince Nelson e la cospicua produzione letteraria di Dickens, ma anche un numero non indifferente di libri, saggi, articoli di giornali. Il puzzle che ne emerge è il cammino parallelo di due ‘geni’ vissuti a cent’anni di distanza l’uno dall’altro.

Colpisce immediatamente il rigore compilativo e la divisione in fasi: l’autore di “Alta fedeltà” suddivide le vicende umane dei due protagonisti in sette capitoli. Ne racconta le infanzie difficili, fatte di separazioni dai genitori e di una crescita segnata dalla mancanza di affetti e dalla povertà. Poi affronta i rispettivi vent’anni e il riconoscimento quasi immediato della loro grandezza. 

Prima dei 30 anni Prince era diventato una superstar in grado di competere in termini commerciali con Michael Jackson; Dickens d’altro lato era uno scrittore “famoso a neanche venticinque anni partendo da una fabbrica di lucido di scarpe”. Avrebbero dovuto gioire di un destino propizio. Invece per entrambi possiamo parlare di una bulimia lavorativa che spinse l’uno a registrare dischi compulsivamente e a suonare sempre e comunque, l’altro a lavorare incessantemente anche per mantenere dieci figli e tenere in piedi una vita sentimentale complicata.

I loro capolavori, da “Una Vita desolata”, “Il Circolo Pickwick”, “Oliver Twist” e David Copperfield a “Sign ‘O the Times”, “Purple Rain” e “1999”, non hanno fatto altro che alimentare le loro ambizioni e il loro desiderio di consenso spingendoli oltre ogni limite.

Il pamphlet ce li mostra fragili in tema di affari, incapaci di trasformare in gioia i successi, ossessionati dal fare, trascinati dal rapporto con le donne e dalla propria indole verso una fine prematura e dolorosa. Carriere, esistenze, fortune e disgrazie si rincorrono verso un ‘non-lieto fine’.

Hornby ha il merito di aver composto il loro viaggio comune e aver trovato aspetti e similitudini che a primo acchito potrebbero sfuggire senza mascherare il suo essere partigiano, fan e appassionato di entrambi. Il libro è apertamente schierato, scritto con leggerezza, ironia ed eleganza che procurerà a Prince e a Dickens nuovi fan; un inno al lavoro, alla creatività e alla ‘pazzia’.

Alfredo d’Agnese

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