Grida contro le ingiustizie È l’Antigone di Milo Rau

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Non ancora cinquantenne, Milo Rau è una delle presenze più interessanti del teatro europeo. Autore e regista svizzero, dopo le rappresentazioni della scorsa stagione, torna a Napoli con lo spettacolo “Antigone in the Amazon”. È l’ultimo capitolo della sua Trilogia degli Antichi Miti, iniziata con l’”Orestes in Mosul”, nell’ex capitale dello Stato Islamico, seguita dal film su Gesù, “The New Gospel”, nei campi profughi dell’Italia meridionale.

Venerdì 11 e sabato 12 il lavoro andrà in scena nel teatro Mercadante, quasi due ore di spettacolo in tedesco, portoghese e inglese sottotitolato in italiano.

L’ideazione e la regia, come il testo, sono dello stesso Rau che utilizza in questo testo la tragedia sofoclea come strumento allegorico per costruire un affondo sulle violente devastazioni e gli sfollamenti causati dallo stato moderno.

In “Antigone in the Amazon”, infatti, Rau e il suo team giungono nello stato brasiliano del Pará, dove le foreste bruciano a causa dell’espansione delle monocolture di soia e dove la natura viene divorata dal capitalismo.

Su un pezzo di terra occupata, in collaborazione con il Movimento dos Trabalhadores Sem Terra, il più grande movimento al mondo di lavoratori senza terra, sviluppano un gioco allegorico sulle violente devastazioni e spostamenti causati dallo Stato moderno, che pone la proprietà privata al di sopra del tradizionale diritto alla terra.

“Le tragedie greche mi hanno sempre affascinato e Antigone è senza dubbio la più famosa di tutte le tragedie – ha detto in un’intervista con Jonas Mayeur -. Goethe la definisce l’apice assoluto della poesia occidentale: cristallina e profetica, complessa eppure semplicissima. Da Brecht ad Anouilh, da Judith Butler ad Anne Carson, è un’opera da sempre soggetta a nuove interpretazioni.

La trama, come detto, è molto semplice, fondamentalmente una serie di incontri e canti corali: quando Antigone seppellisce suo fratello Polinice, viola un decreto del re Creonte, perché Polinice è considerato un nemico dello stato e come tale non può essere interrato. Il filosofo Hegel leggeva il confronto tra Antigone e Creonte come quello tra la legge divina e tradizionale e lo stato moderno e razionale.

Per la filosofa Judith Butler, invece, Antigone mina l’ordine esistente e i suoi simboli in modo ancora più radicale: con un disegno utopico, un progetto fondamentalmente diverso di coesistenza umana, dei vivi e dei morti, dell’uomo e della natura.

Ed è qui che entra in gioco l’Amazzonia: credo che l’ordine simbolico dell’Occidente debba essere messo in discussione e cambiato dall’esterno, dalle periferie del sistema capitalistico”.

Come scrive Sergio Lo Gatto nella presentazione del lavoro “Milo Rau ripercorre la strada del ragionamento “biopolitico”, discutendo i modi in cui le nostre vite e quelle del pianeta che abitiamo vengano barattate con interessi e sistemi politici. Ancora una volta il regista svizzero lavora sul nostro sguardo:

il suo osservare, registrare e riportare sul palco una precisa ricerca antropologica ci pone di fronte alla responsabilità comune che solo una conoscenza analitica, passata poi in arte, può ambire a rendere palpabile. E insopportabile”.

Ancora una volta si tratta di un testo contro le ingiustizie e i soprusi, come se il teatro potesse farsi atto politico e non stare a guardare la spartizione del mondo per mano dei potenti della Terra.

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