Al Madre è in mostra
il Mediterraneo
di Esposito e Miralles

La nuova stagione del museo Madre di Napoli è ripartita il 29 ottobre con le mostre “Con questi chiari di luna“ di Bruna Esposito e “I Am All the Selves that I Have Been” di Fina Miralles. Entrambe le personali – allestite al secondo piano di Palazzo Donnaregina – saranno aperte al pubblico fino al 9 gennaio 2023. 

Il cuore di entrambe le collezioni è geograficamente il Mediterraneo, superando i luoghi comuni di ‘arte concettuale’, ‘arte povera’ e di ‘performance art’, categorie che ormai appartengono al passato prossimo dei nostri tempi.

I titoli di alcune opere, come Paesaggio mediterraneo per l’artista italiana (nella foto qui pubblicata), e Mediterrani t’estim per quella catalana, sono elementi comuni di entrambe, con il linguaggio e il gesto, il corpo femminile, l’ecologia, le dinamiche di consumo e di interazione sociale, il carattere civile dell’arte. Per entrambe appaiono importanti riferimenti come modi di dire, di interpretare la fisicità della donna, di fruire la quotidianità, di vivere la natura.  

“Con questi chiari di luna” consta di più di 40 opere realizzate negli ultimi vent’anni. Nel titolo dell’esposizione è celato l’interesse per i detti popolari. Il titolo offre una chiave di lettura per l’esposizione, che rappresenta il ritorno dell’artista a Napoli, città delle sue radici. 

Dimensione personale e memoria affettiva si rincorrono nelle opere esposte, ‘giocando’ con le tradizioni popolari in un superamento continuo delle categorizzazioni. Nell’uso di materiali organici e di scarto si può leggere l’interesse verso i temi più forti e pressanti dei nostri giorni. 

Dice la Esposito: “La sensibilità ecologica può avere un impatto simile alla religione se si considera che è fatta di piccoli gesti e di piccole scelte quotidiane. È una forma di auto-guarigione, una specie di credo”. Tra amache sospese, bandiere in mare svuotate del senso del confine, aghi di pino, poesie, sassi, seggiole, sonagli il visitatore è trasportato in un mondo in cui convivono passato e presente.

Le opere della Miralles, invece, toccano temi come appartenenza, autorità, potere e ordine stabilito senza seguire un ordine cronologico. I concetti di arte, artista e spettatore si fondono e confondono tra di loro sovvertendo convenzioni e luoghi comuni. Per la prima volta arrivano in Italia azioni, performance, fotografie, installazioni e dipinti per un totale di 100 opere, dal 1972 fino agli anni Dieci del nuovo millennio. Qui il processo è più significativo del risultato formale e conferisce valore all’opera, e lo stesso significato di ‘valore’  è costantemente messo in discussione.

a.d’a.

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